IL NOSTRO METODO PER LO SVILUPPO DELLA POTENZA DEL PUGNO

IL NOSTRO METODO PER LO SVILUPPO DELLA POTENZA DEL PUGNO

di Philipp Bayer

POSIZIONE DI ALLENAMENTO

Una posizione di allenamento piuttosto scomoda con i piedi rivolti verso l’interno (una posizione il cui significato è troppo spesso frainteso anche all’interno della più brillante famiglia del Wing Chun) deve essere considerata il primo passo per sviluppare la potenza dei pugni.

A questo proposito, il fattore che gioca un ruolo chiave nello sviluppo della forza per qualsiasi praticante di Ving Tsun è la velocità con cui è possibile muovere il corpo attorno ai suoi assi, più specificamente attraverso la rotazione che avviene attorno alla colonna vertebrale

Iniziamo ad allenare questo movimento subito dopo l’inizio del Cham Kiu, la seconda forma, eseguendo rotazioni di 180 gradi con entrambe le braccia nella posizione lan sau per sincronizzare il gomito con l’anca.

Si noti che questo movimento è possibile solo se i piedi supportano completamente la rotazione!

Questo avviene quando il rispettivo piede posteriore ruota abbastanza da non rallentare o accorciare la distanza di rotazione dell’anca.

Fondamentale è tenere presente che, affinché il 100% dell’energia rotazionale venga trasmessa attraverso il gomito al bersaglio, anche e gomiti devono essere completamente sincronizzati, altrimenti il pugno verrà sferrato solo con la forza isolata del braccio, quindi mancherà di potenza.

Riassumendo: la posizione tradizionale che si allena dal primo giorno di insegnamento del VT consente al praticante di lavorare sul “comportamento” necessario per supportare il pugno, che deve essere rapido e potente.

POON SAO

Per sviluppare buone abilità nel Ving Tsun dobbiamo porre grande enfasi sul poon sao.

Nelle mie lezioni inizio a insegnare questo esercizio subito dopo Siu Nim Tau e Dan Chi.

Di solito viene eseguito mentre entrambi i partner di allenamento sono in piedi nella tradizionale posizione del Ving Tsun, quindi senza rotazione del corpo.

Questa posizione permette ai praticanti di scambiare la forza in modo corretto.

I movimenti tan sao e fook sao sono perfettamente adatti per allenare il pugno caratteristico del VT.

Durante l’esercizio, i gomiti sono tenuti bassi e allineati al centro del corpo, una posizione che permette di formare adeguatamente i muscoli necessari per sviluppare un pugno potente.

Si noti che, a causa di questa particolare postura del corpo, l’energia scambiata fluisce verso la direzione delle gambe che, come ho detto prima, rimangono nella posizione tradizionale (piedi rivolti verso l’interno).

Durante ogni rotazione o cambio di lato durante il poon sao, il praticante dovrebbe “sentire” il flusso della forza dal gomito all’anca e da lì alle gambe e infine ai piedi.

Attenzione: se ciò non avviene correttamente, si potrebbe usare la parte superiore del corpo per resistere all’energia del partner, isolandone la parte inferiore!

Il primo obiettivo si raggiunge quando si è in grado di resistere a qualsiasi forza in arrivo senza perdere l’equilibrio.

Una volta riconosciuta la fonte di energia e imparato a sfruttarla, si può iniziare ad allenarsi correttamente e migliorare ulteriormente la potenza dei pugni anche sul sacco a muro (senza rischiare di usare solo la forza della parte superiore del corpo, ovviamente).

SHEUNG MA TOI MA / PASSI

È il momento di iniziare con i passi, con l’esercizio Sheung Ma Joi Ma, secondo il principio che la nostra posizione rinforza sempre quella del nostro compagno di allenamento.

Questo esercizio garantisce equilibrio, continuità e potenza nella struttura.

In breve: Seung (due o doppio), Ma (posizione, cavallo), Toi (spingere) e Ma (di nuovo posizione): posizione doppia, posizione di spinta.

Ecco come si esegue: uno dei partner inizia a spingere l’altro indietro con il braccio nella posizione tan sao mentre l’altro usa simultaneamente il suo fook sao per restituire la sua forza.

Seung Ma Toi Ma si è allenato per ore nella palestra di Wong Shun Leung a Hong Kong, al punto che a volte pensavo ci fosse un solo esercizio nel Ving Tsun!

Ogni rotazione del braccio nel poon sao e ogni passo che fai, avanti o indietro, alleni il tuo pugno usando tutto il corpo.

Questo rende i tuoi passi più veloci ed efficienti perché stai effettivamente sviluppando forza funzionale.

Per questo motivo dovresti dedicare la maggior parte del tuo tempo a sviluppare la potenza dei tuoi pugni invece di limitarti a “far rotolare” le braccia su quelle del tuo partner, pescandole.

Questo esercizio è molto importante in quanto conferisce grande stabilità alla tua posizione e ti permette di colpire e difenderti efficacemente con un lavoro coordinato di gambe e fianchi.

Allenandomi con i miei studenti, molti dei quali più pesanti di me, fino a cinque ore al giorno, puoi immaginare la quantità di allenamento che ho investito nello sviluppo dei miei pugni.

Nota che l’esercizio Sheung Ma Toi Ma è andato un po’ perso, poiché l’ho visto praticare solo nella palestra del mio maestro e in quella del sifu Ho Kam Ming a Macao.

WOODEN DUNMMY – MUK YAN JONG

Nella forma Siu Nim Tao il praticante non riceve un feedback sui suoi movimenti, ognuno di essi avviene semplicemente nella sua testa.

Dopo aver iniziato a costruire la fonte della nostra energia (come visto prima), proseguiamo con l’allenamento della forma Cham Kiu e poco dopo con la forma dell’uomo di legno/Muk Yan Jong.

In questa fase non sincronizziamo più i movimenti del corpo senza alcun riferimento (semplicemente con l’attrito dell’aria), ma alleniamo la nostra coordinazione e la sincronizzazione dei nostri movimenti su questo strumento appositamente progettato.

Sull’uomo di legno, le rotazioni del corpo coordinate con i passi e i movimenti delle braccia devono essere eseguite con tutto il corpo per sviluppare la migliore potenza di pugno possibile.

Le braccia della parte superiore dell’uomo di legno, con i loro angoli, sono perfettamente progettate per usare i nostri gomiti!

Purtroppo, sul manichino, troppo spesso assistiamo a innumerevoli colpi rapidi e scoordinati, mentre il corpo del praticante che li esegue trema e quindi non è coinvolto in alcuna azione. In effetti, il condizionamento può funzionare in entrambe le direzioni: la perdita della sincronizzazione di tutte le parti del corpo avviene molto rapidamente e rende il processo di allenamento addirittura controproducente, portando la potenza dei pugni difficilmente acquisita a svanire rapidamente.

L’errore più grande che si può fare nel Ving Tsun è cercare di interpretare le forme del sistema o persino l’allenamento del chi sao in applicazioni.

Infatti, la maggior parte dei movimenti non è direttamente applicabile. Immaginate un tan sao o un fook sao al rallentatore o persino mettere un vero nemico in chi sao mentre combattete!

Gran parte dei movimenti del Ving Tsun servono a guidare il praticante a sviluppare una particolare abilità: ad esempio, eseguire movimenti simultanei delle braccia, mantenere gli assi verticali, correggere gli errori o acquisire maggiore potenza di pugno.

In conclusione, possiamo dire che il Ving Tsun è un metodo scientifico per sviluppare l’arma principale – il pugno – mentre trascurare questo principio può trasformare questo sistema di combattimento nella peggiore arte marziale esistente.

GRADUAZIONE NEL VING TSUN

Scritto da Philip Bayer

A rigor di termini, una laurea non è altro che un voto. Anche a scuola tutti sono infastiditi dall’ingiustizia di questa forma di valutazione, poiché non offre altro che un’istantanea in un ambito specifico. Tuttavia, quando entrano in contatto per la prima volta con il Ving Tsun tradizionale, molte persone si chiedono se esiste qualcosa come una cintura o segni simili per il rispettivo livello di abilità. Ovviamente le masse si sforzano di essere incasellate. Alcuni rappresentanti del sistema ritengono necessario presentare tali classificazioni, qualunque sia l’etichetta, come pietre miliari per i loro studenti. Ad un esame più attento, diventa chiaro che tali graduazioni portano solo a disordini sociali. Sorgono rapidamente domande sul motivo per cui uno ha un rango più alto dell’altro. Le risposte a queste domande di solito possono essere solo arbitrarie.

Le suddette rappresentanti viaggiato, che fanno queste divisioni al fine di individuare il livello di istruzione degli studenti immediatamente. Per realizzare questa unificazione, tutti gli stessi programmi attraverso scuole e programmi di formazione nello stesso ordine. Problematica, anche al confine con l’idiozia, non è che ogni studente, a causa della individualità del singolo a prendere la stessa carriera, al fine di trovare il suo Ving Tsun e un buon combattente.

In poche parole, tali graduazioni servono solo a sostenere la pigrizia dell’insegnante. Non ha più bisogno di avere a che fare con i suoi studenti e può gestire un gran numero di partecipanti. Inoltre, tali lauree non sono gratuite. Oltre all’opportunità di ricevere contributi da più studenti, tali esami forniscono un’altra fonte di reddito. Il Ving Tsun non offre soluzioni brevettate, non esistono regole rigide che impongono di procedere secondo lo schema YZ nella situazione XY. È un sistema, una raccolta di idee e non un diagramma di flusso completo. Il Ving Tsun è individuale come la scrittura a mano e offre agli individui l’opportunità di promuovere i propri punti di forza personali. Ciò rende quasi impossibile il confronto tra i singoli studenti. A rigor di termini, per ogni persona dovrebbe essere sviluppato un sistema di valutazione separato, all’interno del quale dovrebbe distinguersi.

Inoltre, il fatto che Ving Tsun coinvolge sentimento e l’intuizione del combattente, ovvio per un rating. Ma queste sono aree che appartengono alle qualità umane dei singoli, e che vuole andare a salire sopra di tutto e di giudicarli?

L’obiettivo di un buon insegnante dovrebbe essere che conosce i suoi studenti con tutti i punti di forza e di debolezza. Naturalmente ci vuole tempo e anche un certo interesse nella gente si allena. Inoltre, le competenze psicologiche formatori nella progettazione di formazione e le esigenze di costruzione. Egli prende sul serio queste responsabilità, così da poter ottimizzare il tipo di formazione, su misura direttamente ai suoi studenti, e quindi continuano a portare.

E ‘anche importante che il contatto personale tra i partner (insegnante-> studenti, studenti-> insegnante) è presente, perché la formazione richiede fiducia e accettazione reciproca. Con queste basi, in modo da uscire dalla scatola pensiero e delle relazioni interpersonali, creato per primo, rende l’ambiente ampio formazione costruttivo.

Una divisione tra i principianti che per esperti è obsoleto, tutti imparano da tutti. In sintesi si può dire che il Ving Tsun pone grande enfasi sulla precisione. Questo non può che sui libri, video o un insegnante da imparare che non può trattare con gli studenti. Fin dalla nascita del sistema non era certo senza ragione, da insegnante a studente. Questa tradizione deve continuare a essere considerato e una macchina in cui questo sistema elaborato è quello di essere insegnato a evitare.

Il problema della laurea si presenta non solo tra gli studenti ma anche tra gli insegnanti. Come informazioni di base in anticipo va detto che Yip Man oggi come l’ultimo Gran Maestro (traduzione esatta: il trasmettitore scorso) è chiamato. Parlato con lui direttamente durante la sua vita, però così via, era molto scomodo. Gli piaceva questa immagine di lui, non si vedeva se stesso come un uomo piuttosto che Dio..

Ving Tsun nella scena di oggi, e anche Gran Maestro titolo di Campione attribuire ad uno, si pensa alla modestia di un grande uomo come Yip Man, l’orrore viene.

Questi titoli sono designati con il cinese Sifu, ed è chiaro che le persone che utilizzano questi nomi a caso, privo di ogni comprensione.

Sifu non è un titolo che può essere assegnato, poiché non significa altro che padre e, in questo contesto, insegnante. Se uno studente chiama correttamente il suo insegnante Sifu, si può presumere che i due condividano uno stretto rapporto di fiducia reciproca.

Un Sifu non solo addestra il suo allievo nel Ving Tsun, ma gli impartisce anche un addestramento per la vita. In tutto questo non va dimenticato che siamo in Europa e la nostra mentalità è diversa da quella cinese. Un fatto che rimette in discussione il problema Sifu.

La relazione Sifu dovrebbe servire solo a creare un rapporto di dipendenza in modo che non sia più possibile cambiare insegnante, come accade ancora e ancora in altri sport? Se un insegnante vuole creare ingiustificatamente vantaggi inammissibili dicendo “Una volta un Sifu, sempre un Sifu”, ciò è considerato estremamente discutibile.

MIGLIORAMENTO DELLA STRATEGIA INDIVIDUALE

Si dovrebbe vedere il Ving Tsun nel suo insieme, come una strategia individuale di miglioramento o correzione. Più moderno che dei sistemi attuali del managment di qualità viene migliorato così il comportamento individuale nel combattimento. E dovrebbe sviluppare tutti gli elementi insieme così bene da poter abbinarsi da subito. Come ho già detto, imparare certe cose troppo tardi e negativo Si rende necessario un apprendimento costante imparando correttamente evitando di trascinare gli errori all’ infinito- dopo il motto: un vecchio cane non impara nuovi trucchi trucchi.


L’unico punto critico rimane l’anima del Ving Tsun … senza un adeguato Chi Sau, da maestro ad allievo … trasferire le forze corrispondenti a velocità enorme, che a sua volta genera uno specifico comportamento dello studente … il Wing Chun è un libro con sette sigilli … come si può leggere pubblicamente più volte, vedere e imparare …

Ving Tsun non è così divisibile che si potrebbe dire – ecco questo o quello, – o se avete la frase , iniziamo sparring. Le forme servono sia per corregere in modo continuativo gli errori derivanti dallo stress, per rmettere di nuovo il gomito posizione corretta per addestrare la postura del corpo, e generare uno specifico “comportamento” che è necessario per una lotta … . E ‘quindi importante imparare “tutto” nella sua interezza. Come ho già dettto è inutile imparare qualcosa qualcosa , come per esempio l’uomo di legno soltanto dopo 15 anni in quanto lo sviluppo è già competato. Un comportamento particolare è già stata impostata – si parte da zero e poi solo con grande difficoltà si può integrare qualcosa di nuovo. Cambiare l’apprendimento, anche piccoli cambiamenti portano sempre grossi problemi.

Tutto insieme porta a un “sentire per combattere,” buon timing , senso di distanza, il potere del pugno , capacità decisionale, , – semplicemente capacità di combattere.


Poi si controlla il sistema in combattimento, e si riconosce le difficoltà .. ad es. errore comune: gomito verso l’esterno, WuSao non è ancora buona, la posizione gamba sbaglita , l’anca è sbagliato, e quindi l’, l’equilibrio di mobilità e peso limitato. Tutto questo può essere corretto dalle forme e Chi Sao . man mano che gli errreri sembrano eliminti si aumenta lo stress …. ed ecco, difetti nuovi sono visibili e possono essere eliminati.


Questi errori sono molto individuali – ci sono semplicemente le persone che crollano sotto stress e si allontanano disperatamente per proteggere se stessi e si proteggono ancora meno. Altri tendono dopo un contrattaco fallito di lasciare il campo all’ avversario. Altri si complicano la situazione sprecando i loro attacchi dalla distanza sbagliato e cominciare a sprecare energia preziosa.


Così si può vedere che Ving Tsun è qualcosa di individuale, in ogni campo – in materia di istruzione, formazione e in combattimento. Ognuno porta il proprio potenziale, che richiede un trattamento adeguato.Tutti vedono e conoscono gli errori degli altri e

Wong Shun Leung ha avuto diversi modi molto buona per portare qualcuno davanti … magari un’altra volta su di esso.

COS’E’ IL VING TSUN

Scritto da Philipp Bayer Ving Tsun è un sistema di combattimento cinese, che secondo la storia tra la fine del 17 e l’inizio del 18 ° Secolo è stato sviluppato da una donna. Dalla necessità di dover difendere la propria vita, sono stati sviluppati in stretta conformità con l’anatomia del corpo umano e le leggi della fisica, gli elementi necessari. Lo dobbiamo al fatto che una donna ha sviluppato il Ving Tsun che la priorità sia sulla tecnica piuttosto che sulla potenza muscolare. Questo però non significa che Ving Tsun con le sue tecniche schock non sia una forma di combattimento duro . E stato comunque soltanto e sempre considerata la possibilità di un avvesario fisicamente superiore.
Un principiante deve chiaramente abituarsi ai movimenti del VT. Il sistema è completamente privo di elementi di spettacolarità come sono conosciuti dai film del genere. Ving Tsun non vuole essere troppo spettacolare, e non contiene pertanto elementi artistici. Come già accennato il Ving Tsun serve soltanto per terminare un combattimento il più velocemente possibile e nel modo più sicuro. Il sistema è logico e sobrio. Grande enfasi è posta sulla economia di movimento, e la schiettezza e immediatezza.
Tenete inoltre conto che può sempre esserci un nemico con la forza muscolare maggiore, quidi non si può affidarsi sulla forza ma sulla precisione . Ci sono tre componenti delle forme Ving Tsun. La prima forma, Siu Lim Tao è una raccolta di tutti i movimenti Ving Tsun. Nell’ “ABC” del Ving Tsun viene data molta considerazione sulla posizione che è la base di tutti i movimenti. Subito dopo la prima forma Ving Tsun l’allievo comincia con l’allenamento Chi-Sao chiamato anche l’anima di Ving Tsun. Un allenamento corretto Chi sao, sviluppa i riflessi, velocità e determinazione che sono necessarie in un combattimento. La seconda forma, Chum Kiu, si occupa di combinazioni di movimenti, rotazioni, calci e il passo. Si tratta in definitiva usato per battere l’avversario con il mezzo più semplice.

La terza Forma Biu Gee è spesso considerata una forma segreta e spesso insegnata coma forma di attacco nonostate i m ovimenti dicono il contrario.L’idea di base della Biu Gee è la padronanza di situazioni quasi disperate. In parallelo con lo studio dei movimenti Chum Kiu i movimenti vengono insegnati utilizzando l’uomo di legno che tra l’atro supportano e perfezionano i movimenti della seconda forma. Parte del modulo manichino di legno tratta anche le tecniche della terza forma.
Inoltra l’allenamemto con l’uomo di legno migliora il timeming e correggere le situazioni di combattimento avverse . Un altro obiettivo dell allenamento con l’Uomo di legno sta nel rispetto di limiti di movimento che non poissono essere superati soprattutto nel caso di attacchi veloci dell’a avversario per aver cosi una protezione ottimale durante il proprio contrattacco. Le lezioni con le armi, il bastone lungo (Lok Dim Poon Kwan) e il doppio coltelli (Bat Cham Do), in aggiunta al suo uso pratico e da un impatto positivo sulla Ving Tsun stesso. Per esempio, la posizione , la flessibilità e la coordinazione, oltre che la speciale forza Ving Tsun è migliorata.

Allenamento con il palo lungo inizia relativamente presto, mentre le lezioni con le lame a doppio inizia solo quando la scuola è in grado di utilizzare efficacemente le sue tecniche di braccio e di controllare completamente. Il principio di linee centrali e la tecnica passo risultante si differenzia sostanzialmente da questo principio, che viene insegnato nelle forme. Se uno studente sarebbe confrontato troppo presto con la tecnica deui passi speciali e il principio della tecnica con il coltello si temerebbero delle conseguenze negative sul suo Wing Tsun

ALCUNE MIE CONSIDERAZIONI SULLA FORME A MANI NUDE DEL VING TSUN


Il famoso attore e praticante marziale Bruce Lee sosteneva che le forme delle arti marziali classiche fossero inutili, poiché propongono soluzioni fisse a casi ideali che in un evento dinamico e con possibilità infinite come il combattimento non si riproporranno mai. A parer mio il “piccolo drago” aveva ragione.


Fortunatamente le forme del VT non consistono in una sequenza di tecniche o applicazioni, ma il loro scopo è mostrare dei concetti, far acquisire corrette abitudini (automatismi) o sviluppare delle qualità.

In una parola le forme del Ving Tsun sono “astratte”. 


E non potrebbe essere altrimenti per un’arte marziale che ha tra le sue basi fondanti quella di essere basata su “principi” e le cui tecniche sono solo una conseguenza dell’applicazione di detti principi.

Onde non spiazzare troppo i novizi (che potrebbero essere confusi da un approccio completamente concettuale) si usa mostrare qualche possibile applicazione di singoli o più movimenti, ma  restare attaccati all’esempio denota solo mancanza di progressione nell’apprendimento del VT.


Viste le premesse elemento assolutamente irrinunciabile per utilizzare le forme nel proprio addestramento è il sapere dettagliatamente tutti i “perché” delle stesse.


Ad esempio: perché nella prima forma non mi muovo? Perché tengo i piedi con le punte rivolte verso l’interno?  Perché il gomito va verso il centro? Perché Tan/Fok/Bong/Jam/ecc. Sao? Perché il Wu Sao torna indietro? Perché c’è una parte lenta nella prima forma? Perché nella seconda forma le braccia vanno raccolte parallele davanti al petto? perché ruoto di 180° e non di.. 150°, ad esempio? Perché una cosa si esegue in un certo modo? Cosa succede se cambio o modifico questo o quello? Ecc. ecc. ecc.

Sapere fin nei minimi dettagli e fin da subito, fin dalla prima volta in cui prendo contatto con la forma, tutti i perché e per come di quello che vado a fare, gli errori da evitare, ecc. è l’unico modo per fare in modo che le forme diano i loro frutti e per poter applicare l’autocorrezione.


Ma perché usare le forme? Non potremmo sviluppare abitudini, qualità e apprendere i concetti in modo corretto senza le forme? Teoricamente potremmo, ma con molta più difficoltà e in molto più tempo. La capacità di usare il corpo in un dato modo (“intelligenza corporea”) richiede la comparazione e la ripetizione continuata di modelli. Ecco dunque che per assimilare il modello che vogliamo “caricare nel nostro hard disk” è necessario ripeterlo costantemente mantenendo gli stessi parametri. Quindi le forme nascono come sequenze “ideali” in cui il movimento, l’azione o il concetto sono eseguiti nel modo migliore per lo scopo che ci prefiggiamo, così che il corpo li acquisisca in maniera corretta. Ovviamente questo processo richiede tempo, soprattutto quando occorre affiancare o sostituire modelli ormai consolidati. Considerando l’innaturalezza congenita delle tecniche e della strategia del VT (uso dei gomiti, della linea retta, di entrambe le braccia coordinate tra loro e con gli spostamenti, ecc.) si capisce come questo aspetto diventi fondamentale.


Ma il corpo impara a fare qualcosa anche in base alla specificità dei parametri che gli si forniscono. Sotto questo punto di vista le forme si risolvono in una serie di movimenti fatti a vuoto: in concreto stiamo solo muovendo l’aria… . Quindi per far in modo che le qualità apprese siano funzionali, siano potenziate, migliorate ed applicabili è indispensabile che alle forme sia accostato un qualche tipo di feedback fisico, materiale.

Ecco dunque che esse vanno abbinate all’uso dell’uomo di legno e agli esercizi con il partner (Chi Sao, Lap Sao, Gow Sao, esercizi Lat Sao Jik Chung, ecc.). Questi strumenti dell’addestramento VT rappresentano la parte tangibile delle forme, senza questi esse rimangono lettera morta, un qualcosa che risiede solo nella “testa” del praticante ma non nelle sue “braccia”. 


In un contesto dinamico e stressante come il combattimento, ovviamente, si perderanno molte delle impostazioni ideali apprese, si commetteranno errori (overshooting, sbilanciamenti, posizionamenti errati, timing errato, ecc.) o non si avrà la possibilità di usarle (situazione ambientale, opportunità, avversario…) ma il se il corpo avrà assimilato le caratteristiche che le forme vogliono fornirgli avrà la naturale tendenza a usare, recuperare adattare le qualità e i modelli appresi in funzione della situazione: usare il VT sarà cioè diventato un’abitudine inconscia ed immediata. Le forme dunque ci forniscono solo gli “attrezzi” per fare il lavoro, ma sta a noi scegliere quale sia quello giusto,  come e quando usarlo in base alla situazione che affrontiamo. Infatti  non solo ciò che utilizziamo in concreto è quasi sempre differente dai movimenti della forma che ne sviluppa il concetto fondate, ma l’azione è costituita spesso da più “parti” delle tre forme “mischiate” insieme ed adattate alla situazione concreta.


Tutto questo sempre se la forma sia intesa nel senso multidimensionale di insieme di principi e non in quello monodimensionale di applicazione di una tecnica. Cristallizzare ogni movimento in una risposta standard ad una data situazione non solo è contrario ai principi della disciplina, ma renderà il praticante incapace di adattarsi e di usarla in ogni situazione,  così facendo il VT sarà diventato un limite e non un modo più efficace di usare il corpo per combattere.


Una volta sviluppate le qualità allenate dalle forme, completate e affinate con il lavoro con il partner e  l’uomo di legno, potenziate ed implementate con l’utilizzo degli altri strumenti del VT (sacco a muro, sacco appeso, colpitori, speed ball, armi, ecc.) non resta che testare il tutto nel contesto non collaborativo con  drills in opposizione e i vari tipi di sparring ( con limitazioni, condizionato, libero, ecc.) in modo da introdurre il fattore stress (fisico e psicologico) e l’imprevedibilità dell’avversario e delle situazioni. Sotto pressione emergeranno errori e lacune, così il praticante saprà cosa deve migliorare (es.: timing, struttura, overshooting, coordinazione, ecc.) e quali strumenti usare (es.: quale forma, quale drill, quale sezione/esercizio all’uomo di legno, ecc.) per correggere il suo difetto e migliorare. E’ questo che intendiamo dicendo che il VT è un sistema che riduce gli “errori” che si possono commettere in combattimento.

Questo dimostra ancora una volta come il VT sia un sistema che, pur formato da diverse parti, ha senso solo quando si allenano tutti gli elementi che lo compongono, in quanto questi tutti insieme, lavorando sinergicamente, creano il pugilatore VT.


Lasciare fuori qualcosa, anticipare troppo o all’opposto ritardare in modo smodato l’uso di uno qualsiasi degli strumenti del VT significa impedire al praticante, nel migliore dei casi, di arrivare al suo massimo potenziale o, nel peggiore dei casi, di raggiungere qualcosa di utilizzabile.

Le tre forme a mani nude del Ving Tsun sono:


Siu Lim/Lin Tao (SLT)

Punti centrali della prima forma sono l’uso del gomito e la corretta postura/struttura del corpo. Nella SLT si deve ri-imparare a ad usare il proprio corpo e gli arti nella maniera più efficiente ed efficace  nonché interiorizzare i concetti fondamentali della disciplina. Si tratta di un lavoro di propriocezione  in cui si usa il proprio corpo come riferimento; l’avversario, il combattimento e quant’altro sono per il momento accantonati: lo “sguardo” del praticante è rivolto su se stesso.

Per facilitare questo processo, non ci sono spostamenti (prima occorre imparare a stare in piedi “in struttura”, poi ci si potrà muovere usando “la struttura”) e si usa un braccio alla volta o entrambi che fanno lo stesso movimento, in modo speculare, per facilitare la coordinazione e focalizzarsi su quello che si sta facendo.

SLT inoltre corregge la posizione dei piedi per supportare il pugno (posizione “Yee Gee Kim Yum Ma”), introduce l’idea della “linea centrale”, del  fronteggiare l’avversario (Ching Ying: stare “squadrati” senza porre un lato del corpo più in avanti rispetto all’altro), enfatizza equilibrio, economia del movimento, rilassatezza, uso della gravità, fornisce il primo approccio all’esecuzione delle tecniche (in rapporto al gomito e al proprio corpo) e al posizionamento ideale e automatico di braccia e gomiti, fornisce i primi elementi per evitare l’overshooting.


Chum Kiu

Nella seconda forma si presume che ormai il praticante abbia coscienza e sappia usare il gomito e la struttura (grazie anche agli esercizi abbinati alla prima forma: Dan Chi, Poon Sao, Toi Ma – Seung Ma, ecc.) quindi lo “sguardo” si sposta da noi  verso l’esterno, verso l’ambiente e l’avversario.

A questo punto le braccia lavorano in modo indipendente e coordinato tra loro e con il resto del corpo.

Sono introdotti l’uso del terreno per generare forza e per muoversi (spostamenti) nonché i calci.

Chum Kiu sviluppa la velocità di rotazione delle anche e del gomito, l’uso corretto del Bong-Wu Sao, la gestione dell’asse verticale del corpo.

Illustra e allena i principi  del “tagliare la via” all’avversario. “recuperare il centro” e “cercare la via più breve per il bersaglio”. 

Addestra/potenzia/migliora il timing, la coordinazione generale, l’equilibrio dinamico, la sincronia, il posizionamento corretto delle braccia sulle tecniche di apertura (Pak, Jut, Bong, ecc.), ad usare il corpo come una “unità” (unificazione del corpo), a cercare/mantenere/recuperare la giusta distanza e posizione per colpire l’avversario, corregge l’overshooting in modo dinamico. 


Chum Kiu NON addestra a cercare il contatto con gli arti dell’avversario o a rimanergli attaccati (errore del “cacciare le mani”): l’unica cosa che cerca un pugile VT è quella piazzare i suoi colpi su un bersaglio pagante (Wong Shun Leung stesso è stato più volte chiaro e netto su questo punto).


Una volta presa una buona confidenza con la seconda forma è assolutamente necessario sia introdotto l’uomo di legno nell’addestramento: l’uno aiuta a capire e migliorare l’altro e a sviluppare le qualità sopra citate.

Biu Ji

La terza forma rompe gli schemi, viola le “regole” dettate dalle prime due; in effetti potrebbe sembrare una forma di un altro stile. In Biu Ji si incrociano le braccia, si piega la schiena, si “cercano” le braccia avversarie, le mani “lanciano” il corpo e non viceversa, si ipotizza di poter afferrare l’avversario, ecc.

Tutto ciò perché Biu Ji addestra a reagire quando le cose non vanno come si vorrebbe, quando ci si trova in situazioni particolari e/o svantaggiose (feriti, a terra, contro un muro, avversario più grande/forte/veloce, più avversari, braccia bloccate, ecc.…) o quando si commettono errori e devo cercare di recuperare una posizione vantaggiosa: in sostanza quando non posso usare efficacemente il VT “normale”. 

Anche questa forma, tuttavia, non propone “tecniche”, ma illustra concetti e “suggerimenti tattici” da usare in caso di emergenza per recuperare errori e tornare a combattere o per limitare i danni (anche fuggendo).


Il fatto che esista addirittura una forma in cui praticamente si dice che non sempre il VT può funzionare, che in combattimento si può finire in situazioni imprevedibili e svantaggiose, che occorre uscire dagli schemi, che a volte è meglio sapere come farsi strada per sfuggire allo scontro e scappare dimostra ancora una volta quanto coloro che hanno creato, sviluppato e tramandato il VT fossero persone estremamente intelligenti e consapevoli della realtà del combattimento.

Enrico Ferretti

CHI SAO E “SENSIBILITÀ”

CHI SAO E “SENSIBILITÀ”

Gli esercizi del Chi Sao sviluppano una qualche forma di “sensibilità”?

Dipende da cosa si intende…

Prima di tutto bisogna individuare per quale motivo si utilizza un esercizio, da questo deriveranno le modalità esecutive e quindi le qualità sviluppate.

I primi due scopi del Chi Sao sono:

1) Imparare “l’uso del gomito” come fulcro dei movimenti delle braccia.

2) Sviluppare la “Struttura” necessaria per supportare tutto il bagaglio tecnico della disciplina.

Ovviamente ci sono anche molti altri obbiettivi dei vari esercizi che compongono il Chi Sao, ma per i nostri scopi è sufficiente fermarsi a questi primi due per il momento.

Entrambi questi obbiettivi vengono introdotti e allenati da un esercizio base del Chi Sao cioè il “Look Sao o Poon Sao” ( entrambe le braccia a contatto, posizione statica frontale e “rolling” scambiando la posizione delle braccia).

In questo tool del Chi Sao i due partner devono “scambiare forza” per fare lavorare e sviluppare tutta la catena cinetica dai piedi fino al braccio (gomito), questo crea “Struttura”, cioè i collegamenti tra le sezioni del corpo e il suo uso basico. Lo scambio deve avvenire mantenendo specifici parametri : verticalità, equilibrio, distribuzione del peso sugli appoggi, timing dei movimenti e dell’ alternanza selettiva di contrazione/rilassamento, direzione e posizione dei gomiti e della forza espressa, ecc. . Il Chi Sao, infatti, appartiene agli esercizi con “grado di libertà limitata”, elemento funzionale all’apprendimento motorio di base.

Tutto ciò nel suo insieme richiede lo sviluppo di PROPRIOCEZIONE e CAPACITÀ COORDINATIVE.

Quindi se per “sensibilità” si intende lo sviluppo SECONDARIO E ACCIDENTALE di Propriocezione e Coordinazione dovuto all’ allenamento eseguito correttamente allora sì, si può dire che la “sensibilità” ( verso noi stessi) è un “effetto collaterale” del lavoro sulla Struttura e Coordinativo del Chi Sao in generale e del Poon Sao in particolare.

Quello che occorre comprendere è che creare tale “sensibilità” NON è lo SCOPO, bensì un MEZZO per per eseguire correttamente l’esercizio e sviluppare quelle che sono le vere qualità target.

Essendo Struttura e Gomito qualità che serviranno poi nell’uso pratico della disciplina è intuitivo che esse vengono allenate anche con tutti gli altri Strumenti di Allenamento del Ving Tsun Kuen e che il Chi Sao costituisce solo un approccio al tema.

POON SAO – LOOK SAO

Con il tempo e l’esperienza qualsiasi input che disturbi la corretta esecuzione dell’ esercizio sarà percepito immediatamente e sarà segnale di correzioni da fare per noi o il compagno, quindi la propriocezione non ha applicazioni pratiche di combattimento ( se non in pochi e statisticamente poco rilevanti casi) ma bensì una importante funzione didattica e di correzione.

Vediamo come.

Errori classici nel Poon Sao:

. Spalle che “bruciano”: i principianti normalmente non possono sostenere lo scambio di forza di un buon Poon Sao che per poco tempo. Presto cominciano a sentire le spalle affaticate e dolenti e devono interrompere l’esercizio. Questo è indicativo che non stanno generando la propria forza e scaricando quella del compagno usando il terreno, facendola passare attraverso il corpo, ma bensì stanno usando solo le spalle e le braccia come viene istintivo fare in un esercizio a contatto del genere. Col tempo impareranno a rilassare le spalle, a connettere in sequenza tutti i segmenti corporei coinvolti (coordinazione attraverso propriocezione) e quindi ad eseguire l’esercizio anche con intensità e dinamicità elevate e per tempi molto più lunghi.

. Fuggire la forza: quando il livello di forza scaricato su di noi dal compagno è troppo elevata invece di i mantenere i parametri esecutivi ( posizione, postura, angoli, ecc.) viene istintivo cercare di mutarli per non essere “sradicati”, cioè si cerca di deviare la forza in arrivo sulla nostra Struttura. Questa reazione assolutamente normale deve essere evitata e così facendo si “costringe” il corpo a sviluppare la corretta postura-coordinazione e a fortificare tutta la muscolatura-struttura coinvolta.

. Direzione errata della forza: nel dare forza verso il compagno può capitare di usare direzioni o angoli errati ( verso l’esterno, in basso, verso l’Inteno rispetto la linea centrale). Questo “disturbo” sulla Struttura verrà immediatamente percepito da un praticante con esperienza che accompagnerà o lascerà andare il braccio del compagno per segnalare l’errore. In questo senso il praticante esperto è divenuto “sensibile” ai parametri corretti di esecuzione del Poon Sao (o dell’esercizio di Chi Sao che sta eseguendo) aiutando il compagno a correggersi.

A latere è doveroso fare una digressione per spiegare che l’idea di applicare tale “coscienza sui contatti” in un combattimento ha poca possibilità di avverarsi in una disciplina basata sui colpi come il Ving Tsun Kuen.

La diffusa idea di poter “sentire” angoli e direzione di un colpo intercettato per adattarvisi è dovuta ad un’idea “applicativa” degli esercizi del Chi Sao ed è figlia di pratiche che si sono allontanate dall’uso reale della disciplina. Nella realtà le estreme velocità dei colpi e i tempi di reazione minimi di un combattimento reale richiedono di anticipare l’azione avversaria e di farlo con azioni di combattimento “automatizzate”, cioè che travalicano la coscienza e sono attuate senza “pensare”. Le automatizzazioni vengono sviluppate ANCHE con specifici Drills del Chi Sao in cui, di nuovo, la propriocezione ha mera funzione di controllo e correzione esecutiva.

Solo in una situazione di “lotta” , in cui il contatto con l’opponente è prolungato grazie alle prese, è possibile “sentire” cosa faccia l’avversario e lanciare contromosse adeguate, casistica che non riguarda ovviamente il bagaglio tattico di un pugilato come il Ving Tsun Kuen.

. Appoggiarsi col peso del corpo: altro errore a cui si diventa “sensibili” col tempo è quello di usare istintivamente il peso del corpo ( sbilanciandosi in avanti) per dare energia al compagno nel Poon Sao. Mantenere la verticalità e l’equilibrio sono tra i pilastri esecutivi dell’esercizio e del combattimento in generale. Ergo, anche in questo caso, il praticante esperto lascerà “cadere” il compagno per segnalare l’errore finché diventi conscio della corretta postura e di come coordinarsi per generare forza senza perdere la Struttura.

. Cadere all’indietro: errore opposto allo sbilanciarsi in avanti è quello di lasciarsi cadere all’indietro, qui sarà sufficiente una buona iniezione di energia del compagno per palesare l’errore e riparametrare la posizione.

. Sconnettere la Struttura: i vari segmenti corporei tra piedi e gomito devono agire in coordinazione ed “armonia” per poter assorbire la forza data dal compagno e immettere la nostra verso di lui. Scollegare piedi, ginocchia, anche, busto, spalle con una posizione errata rispetto il compagno o con un errato accoppiamento di tensione e rilassamento dei muscoli coinvolti ( coordinazione iter-muscolare ed Intra-muscolare) porterà alla perdita di Struttura, segnalando subito l’errore a chi lo commette: il fatto che il compagno ci “tocchi” o si perda l’equilibrio non è, in questa sede, un errore tattico o tecnico ( mentalità applicativa) bensì un errore esecutivo dell’esercizio da correggere.

. Uso delle mani: i gomiti devono dare direzione e angolo dell’energia trasmessa attraverso tutto il corpo ( collegamento dal terreno fino al gomito). Se il praticante perde il focus sulla posizione del gomito, magari perché torna all’istintivo uso delle mani come terminali della direzione, ancora una volta verrà toccato dal compagno, non sarà in grado di rimanere in Struttura o le braccia andranno verso direzioni errate innescando la correzione del compagno. Egli dovrà quindi riportare l’attenzione sul gomito “dimenticando” le mani in quanto, se il gomito lavora correttamente, le mani andranno in automatico nella corretta posizione/direzione.

Il principio del “gomito fisso” indica proprio la necessità di limitare i gradi di libertà dei movimenti delle braccia per sviluppare coscienza e uso corretto del gomito.

CONCLUDENDO

Dalla descrizione dell’esercizio, delle sue finalità e degli errori tipici si comprende, quindi, come la premessa iniziale ( propriocezione e coordinazione con la “sensibilità” come effetto collaterale) sia non solo corretta ma anche la sola logica e consequenziale.

La logica NON APPLICATIVA ma ASTRATTA o ALLENANTE degli esercizi tipici del Ving Tsun Kuen porta il praticante a sviluppare tutta una serie di qualità che verranno poi riportate ed allenate, come detto , anche in tutti gli altri Mezzi di Allenamento compresi i più specifici che richiedono performance e opposizione contro un avversario/compagno ( Gow Sao, Sparring).

Solo in questo modo si potranno usare le abilità sviluppate e i famosi principi in combattimento, cosa che permetterà di usare tutto il bagaglio tecnico-tattico rendendo, finalmente, reale ed efficace la disciplina.

“Don’t play Ving Tsun, just Fight!” (Philipp Bayer).

La sensibilità usatela con le donne …

Enrico Ferretti

Il Ving Tsun di Wong Shun Leung e Philipp Bayer

Il Ving Tsun di Wong Shun Leung e Philipp Bayer

Di Graham Handbury

(Traduzione di Enrico Ferretti e Stefano Lena)

Il Ving Tsun è molto semplice … o così dovrebbe essere. Il Ving Tsun è conosciuto in tutto il mondo per il suo approccio semplice, diretto ed efficiente al combattimento disarmato. E’ un sistema di combattimento  che si basa esclusivamente su concetti e principi, piuttosto che sul nome delle tecniche.

In un confronto s’è un vincitore ed un perdente. Chiunque è capace di perdere ma vincere richiede un po’ più di sforzo e di durezza. L’idea del Ving Tsun è come noi possiamo raggiungere un tale obiettivo nel modo migliore.

Il Ving Tsun si usa per correggere i nostri errori e le cattive abitudini che abbiamo sviluppato durante la nostra vita normale. Ogni giorno facciamo cose in modo abitudinario, senza pensare che non ci sono molto utili in una situazione di combattimento  E’ la natura umana che ci porta, qualora siamo coinvolti in uno scontro, ad agire a caso e a fare cose incontrollate. Si tratta di lottare o scappare.

Una persona non allenata quando combatte tenderà a sbracciarsi, tirare pugni, afferrare, scalciare dappertutto nella speranza che qualcosa vada a segno ed abbia successo.

Questo ci mette in pericolo di essere feriti seriamente e sconfitti, sempre che uno non sia molto fortunato ovviamente. Il sistema Ving Tsun è usato per correggere e migliorare queste abitudini così che i nostri corpi possano diventare più utili e perciò più efficaci in combattimento. Abbiamo tutti due braccia e due gambe, ci sono tante cose che possiamo fare con i nostri corpi ed ancora più cose che possiamo far male. Il VT ci insegna ad adottare una posizione ed una postura particolari per l’equilibrio e la mobilità. Insegna ad aumentare la potenza che possiamo esprimere attraverso i nostri arti e a colpire con precisione e controllo. Il VT ci insegna anche la strategia ed un modo scientifico per combattere che dovrebbe aiutarci ad ottenere la vittoria.

All’inizio si insegna la Siu Lim Tau (Piccola idea). Questa “piccola idea” riguarda l’apprendimento di come usare il gomito. Ciò è necessario per tirare pugni potenti e allo stesso tempo per offrirci protezione e la capacità di trovare una linea libera per colpire. SLT ci insegna anche la struttura di base: abbiamo bisogno di solide fondamenta per supportare e trasmettere la forza in modo corretto. L’allenamento a tenere i piedi puntati verso l’interno, i gomiti verso l’interno ed in avanti, tenere le mani ed il corpo immobili quando eseguiamo i movimenti con le braccia, l’equilibrio e la forza di impatto, vengono trasmessi allo studente. Poi viene il Dahn Chi Sau per una comprensione di base su come usare il gomito. Una volta sviluppata l’idea del gomito e una struttura di base usiamo Chum Kiu e il Muk Yan Jong per sviluppare l’idea della via più breve per il bersaglio, la sincronizzazione delle azioni e il corretto uso della forza e della potenza. Poon Sau e Chi Sau sono usati per allenare e migliorare comportamenti corretti, pensieri, abitudini e reazioni così come la nostra forza, l’equilibrio, le distanze e la struttura. Il Gor Sau e poi lo sparring introducono il fattore stress per far uscire errori e mancanze, che si rivelano sotto pressione.

Quando troviamo gli errori dobbiamo sapere come correggerli, quindi le forme e gli esercizi sono usati come strumenti di correzione, non come in altre arti marziali dove le tecniche vengono considerate unicamente come risposte ad una specifica azione.

“… Durante l’allenamento non dovresti concentrarti sull’applicazione e sui componenti dell’allenamento che sono inutili per un combattimento reale, ma piuttosto allenare il tuo corpo e la tua mente per il combattimento. Dobbiamo sempre essere consci degli errori del nostro partner e dei nostri e correggerli di conseguenza, così che possiamo migliorare. Se fossimo perfetti non avremmo bisogno di allenarci.

…il VT è una abilità marziale completa. Molti possono anche combattere con efficacia senza alcuni elementi o senza la comprensione di questi elementi del VT, ma senza la corretta conoscenza il VT sembrerà sempre qualcosa di carente in certe aree. Questo ha condotto a moltissime versioni del VT sotto molti differenti nomi che semplicemente non sono conformi ai principi base.

…Lo scopo del VT è di attaccare il tuo avversario nella maniera più diretta. Per ottenere davvero questo dobbiamo colpire duro, avere rapidità nei nostri movimenti e anche possedere un livello di potenza tale che quando colpiamo il nostro avversario diventi incapace di continuare. Arrivare a questo comporta un percorso diverso per ognuno e può portare molte frustrazioni. I nostri maestri hanno un ruolo importante nel nostro viaggio. Se l’approccio degli insegnanti non è corretto allora sarà così anche quello degli studenti, a meno che lo studente non possieda un’intelligenza tale da capire da solo cosa può funzionare e cosa no. Sfortunatamente non tutti hanno questa intelligenza e molti continueranno ciecamente a inseguire idee fantasiose che non funzionano in un combattimento reale.

…Per capire il genio del VT dovrebbe bastare un pomeriggio, dopodichè tutto dovrebbe essere chiaro”.

Philipp Bayer


La bellezza del VT consiste nella sua semplicità.

Così per preservare il VT per il futuro dobbiamo essere capaci di mantenere le spiegazioni semplici come lo stesso sistema. Siu Lim Tau per l’idea base del pugno e la creazione della struttura. Chum Kiu e Muk Yan Jong per sviluppare movimenti simultanei della parte alta e bassa del corpo e per trasmettere correttamente la potenza. Chi Sau e gli esercizi correlati per creare fluidità d’azione e risposte spontanee. Il bastone lungo per sviluppare ed aumentare la velocità iniziale dei piedi, la sincronizzazione degli arti, la precisione e la potenza delle azioni. I coltelli per sviluppare volontà, strategia e coscienza del pericolo.

Anche se la pratica del Ving Tsun, per molti, è un’ambizione che dura tutta la vita e può comportare molti mal di testa, i concetti di semplicità, immediatezza, efficacia dell’azione e spiegazioni dovrebbero essere ingredienti imprescindibili. Se pensi al VT e ci trovi molte difficoltà qualcosa è sbagliato. La difficoltà risiede nello sviluppo del corpo e nell’abilità nell’eseguire le azioni. Questo dovrebbe essere il tuo obiettivo quotidiano e mentre alcuni possono riuscire dove altri falliscono non dovremmo mai rinunciare. Il duro lavoro e la pratica sono ciò che rende grande una persona. Roma non è stata costruita in un sol giorno.

La via del Ving Tsun e in particolare quella del WSL/PHB VT è un sistematico viaggio nel praticare concetti e principi riguardanti il combattimento. Il risultato finale è il possesso di una visione completa del combattimento e anche il raggiungimento di qualcosa trasmesso da alcuni recenti pugili realmente abili. L’evoluzione dei combattimento può continuare a crescere e cambiare, ma molto altro deve ancora venire. La natura sarà sempre nostra nemica e perciò ci mostrerà i nostri limiti. Indipendentemente dal periodo storico a cui appartieni o dal tuo punto di vista sul combattimento, il VT sarà sempre la scelta giusta praticato dalla persona giusta. L’abilità e la bravura delle persone che hanno plasmato il Ving Tsun sono la garanzia di questo.

Ciò che ho imparato dal Beimo

Ciò che ho imparato dal Beimo

di Sifu Wong Shun Leung (traduzione di Stefano Lena)

Questo articolo è un resoconto personale di ciò che il maestro di Ving Tsun, Sifu Wong Shun Leung, pensa siano gli insegnamenti principali che ha imparato sul combattimento attraverso le sue esperienze nel “Beimo” o confronti di abilità, un modo piuttosto signorile di definire i molti scontri a pieno contatto che egli ha avuto con praticanti di letteralmente dozzine di sistemi di combattimenti cinesi e non, durante i suoi più di quarant’anni di devozione al Ving Tsun.

Il Beimo è una tradizione consolidata da lungo tempo nelle arti marziali cinesi e nella Hong Kong degli anni ’50 e ’60 un nome su tutti primeggiava quando il beimo era l’argomento della discussione.

Quel nome era Wong Shun Leung, studente del patriarca del Ving Tsun Yip Man, compagno di allenamenti e istruttore di Bruce Lee, e colui che divenne noto nei circoli di arti marziali come “Gong Sau Wong”, il “Re del discutere con le mani”.

In questi noti confronti, che avvenivano nei sottotetti, nei vicoli nascosti, dietro porte chiuse, nei campi o dovunque fosse ritenuto sicuro, si dice che sifu Wong non abbia mai perso uno scontro e molti testimoni riportano che nella maggior parte dei casi non gli siano servite più di tre tecniche per procurarsi la vittoria.

Un piccolo numero di questi confronti veniva organizzato da un giornalista che si appassionava a condurre questi “test di abilità”, anche per ottenere articoli esclusivi per il suo giornale, “The Star”.

Diversamente dai confronti di oggi, quelli erano scontri veri dove regole e protezioni erano sconosciute, e danni seri si potevano verificare, e si verificavano, e dove non c’era alcuno spazio per “magie marziali”. Il Beimo distingueva gli artisti marziali dagli artisti delle stronzate.

Da queste esperienze e da lunghe discussioni con il suo insegnante, il Gran Maestro Yip Man, sifu Wong sviluppò le sue abilità fino ad un livello che può solo essere definito “incredibile”, e così facendo portò il Ving Tsun all’attenzione della comunità delle arti marziali di Hong Kong.

Gli viene anche riconosciuto di aver modernizzato il modo di insegnare il sistema, fino al punto di convincere lo stesso Yip Man a ripensare alcuni concetti o tecniche e alla fine cambiarli o rimuoverli dalle forme e dagli esercizi. Per farla breve, Wong Shun Leung aiutò a rivoluzionare quello che era già un sistema di combattimento altamente efficace e a portarlo ad un livello ancora più levato di efficenza. Egli ha influenzato molte persone negli anni, Bruce Lee ne è un esempio lampante (il suo Jeet Kune utilizza molti dei concetti che Wong affrontava quando si allenavano insieme e di cui in seguito scriveva per corrispondenza) e continua a “diffondere il verbo” del suo modo estremamente pratico di sviluppare l’efficienza nel combattimento.

Inizio dell’articolo:

Il tipo di combattimento a cui mi riferisco in questo articolo non è quello che si può vedere su un ring di box perchè quest’ultimo è stato ristretto da ogni tipo di regolamentazione, trasformandolo in un gioco o in uno sport molto lontano dalla realtà del combattimento.

Quello a cui mi riferisco qui è allo scontro reale, privo di regole e restrizioni, sia che nasca a causa di un conflitto o per mutuo accordo. Poichè il combattimento è di fatto un confronto, la struttura e la forza degli avversari potranno determinare (e di fatto determineranno) il risultato dello scontro, rendendo complesso cercare di stabilirne l’esito a priori. Il classico cinese “L’arte della Guerra” di Sun Zi riporta che “In guerra, prima di tutto fai un piano che ti assicuri la vittoria, poi conduci il tuo esercito in battaglia; se non ti affidi alla strategia ma solo alla forza, la vittoria non è per nulla assicurata”.

Entrambi questi approcci determinano una reazione in termini di causa ed effetto. Comunque, venendo all’argomento del combattimento, temo che in un articolo come questo ci sia troppo poco spazio per trattare adeguatamente tutti gli aspetti rilevanti. Parlerò quindi degli errori più comuni fatti dai praticanti di Ving Tsun, in modo che possiamo imparare ad evitarli

1 – Chi Sau

Il Chi Sau (“Mani appiccicose”) è un esercizio di allenamento dei riflessi che deve essere praticato ripetutamente affinchè si sviluppino risposte corrette e rapide per soddisfare il requisito di base, essenziale nel sistema del Ving Tsun, che è: “Intercetta ciò che arriva; segui ciò che se ne va; quando le mani sono libere da ostacoli, attacca istintivamente”. Questi sono principi di base ma profondi, che una volta capiti correttamente ed allenati con il Chi Sau, preparano il praticante di Ving Tsun sia mentalmente che fisicamente a quello che succederà quando uno ingaggia l’avversario e in questo modo si trova alla distanza di contatto già dall’inizio.

Se all’allievo non vengono date spiegazioni dettagliate, lui/lei tenderà a fare troppo affidamento nell’abilità del Chi Sau, inventandone una propria interpretazione che porterà ad una forma totalmente scorretta del Chi Sau, lontano dal percorso previsto. Per esempio, troppa enfasi nell’idea delle “mani appiccicose” porterà alla cattiva abitudine di “inseguire le mani” dell’avversario, e così facendo a contraddire totalmente uno dei più basilari princìpi del Ving Tsun.

All’inizio della “Piccola idea” (Siu Nim Tau) viene insegnato il concetto di Chu Ying, cioè di “fronteggiare” l’avversario, per facilitare un posizionamento favorevole anche prima che lo scontro inizi, in modo da poter scagliare i pugni lungo la linea più corta possibile con l’attacco più diretto verso l’avversario prima che si arrivi al contatto vero e proprio. La forma non prevede e non induce a pensare di doversi “appiccicare” alle mani dell’avversario, perchè l’ampiezza dei movimenti possibili con le mani è così grande che se uno si focalizza nell’ “inseguire le mani” il risultato sembrerà un gioco fra bambini: tu vai a sinistra perchè lui gira improvvisamente a sinistra, vai a destra quando lo fa lui, e così via. Il risultato è che consenti sempre al tuo nemico di governare le tue mosse e finisci in una posizione passiva, incapace di attaccare il bersaglio desiderato. Inseguendo le mani dell’avversario, come colui che mette il carro davanti ai buoi, finirai alla completa mercè dell’avversario.

Quindi, quando si combatte, uno dovrebbe fissare lo sguardo sul bersaglio con una sola idea in mente: quella di attaccare il nemico nel modo più semplice e diretto. E’ solo quando il tuo attacco trova un ostacolo che devi cambiare per conseguire il tuo risultato e qui è dove le “mani appiccicose” entrano in gioco come mezzo per raggiungere uno scopo che è vincere lo scontro.

2 – Dare all’avversario l’opportunità di attaccare per primo

Vincere o perdere lo scontro dipende da chi cerca l’opportunità di attaccare per primo il nemico quando entrambi stanno già combattendo. Come disse Sun Zi, “Quando una forza d’invasione attraversa un fiume nella sua avanzata, è meglio lasciare che metà dell’esercito inizi l’attraversata, e quindi lanciare il proprio attacco.”

Raggiungerai il doppio del risultato con metà dello sforzo se il tuo attacco è lanciato con questo timing favorevole, poichè l’intenzione dell’avversario, le mosse successive ed i sui movimenti possono essere facilmente determinati. Quando questa strategia viene applicata, l’avversario troverà particolarmente difficile coordinarsi, essendogli virtualmente impossibile avanzare o retrocedere ed essendo così inevitabile la sua sconfitta.

Un errore comune di molti praticanti inesperti di Ving Tsun è quello di tirare i pungi da troppo lontano, lasciando troppa distanza fra loro e l’avversario. Una mossa così goffa e avventata dà all’avversario l’opportunità di attaccare per primo. Quindi quando sei coinvolto in uno scontro con l’avversario, non essere mai impaziente. Non attaccare finchè non sei alla distanza di un passo dal tuo nemico, poi lancia un rapido attacco per cogliere il nemico del tutto impreparato. Lanciando un attacco improvviso in questo modo si guadagna il vantaggio di un passo in più verso l’avversario, rendendogli molto difficile reagire in tempo, riuscendo solamente a fare un timido tentativo di mezzo passo a destra o sinistra, oppure ad arretrare. In questo modo diventa molto semplice rimanere in contatto con il nemico, mantenendo il controllo della situazione influenzando il suo equilibrio e la sua posizione.

3 – Abbandonare ideali irreali

Avere ideali irreali circa il combattimento provoca un nervosismo eccessivo.

In teoria il Ving Tsun è perfetto, se uno riesce a metterlo in pratica completamente, ma la teoria è solo una teoria e nessuno riesce a raggiungere quello stato di perfezione: gli esseri umani sono tutti soggetti a commettere errori prima o poi. Abbiamo tutti due mani e due piedi, punti di forza e di debolezza, e così via. Siamo tutti soggetti alle stesse condizioni, così dobbiamo combattere duramente.

L fattore più determinante è il livello di abilità che ogni combattente possiede. Se hai il 70% di possibilità di vincere, c’è ne è ancora un 30% di essere sconfitti. Guardando i campionati mondiali di boxe, anche il vincitore del match prende diversi colpi dal suo avversario prima di finalizzare la competizione. Invce  al giorno d’oggi molti istruttori di Ving Tsun propagando cose inverosimili e trasformano volontariamente cose semplici in mister e magie, imbrogliando i loro allievi e loro stessi. Fino a questo punto arriva la vergogna. Sarebbe molto meglio preparare gli allievi sia mentalmente che fisicamente allo scontro, rendendoli consapevoli della realtà del combattimento e specialmente del fatto che è normale che uno debba sopportare almeno uno o due colpi nel corso dello scontro.

In questo modo, quando lo scontro si verificasse davvero, uno non si troverebbe pieno di dubbi e senza sapere cosa fare.

4 – Evita l’esitazione a tutti i costi

Per combattere, bisogna trovarsi alla distanza da cui entrambi possono attaccarsi a vicenda. Entrambi hanno pari opportunità di attacco, non c’è tempo per pensare allo scontro in termini di pugni e calci. L’abilità e l’esperienza guadagnati con l’allenamento costante faranno adesso la differenza. Vincere o perdere è una questione pressochè aperta, che sarà determinata da ciò che ognuno si porta dentro. Non importa quello che accade, non si deve mai esitare una volta che lo scontro è iniziato. Farlo comporterà molti problemi inutili. I calci alti che si vedono spesso nei film e che vengono esibiti con apparente facilità sono, nella realtà, impraticabili. Se un calcio alto viene eseguito in un combattimento reale, è difficile se non impossibile eseguirne un secondo nel caso in cui il primo sia andato a segno. Sia che l’avversario cada o no, sarà fuori portata affinchè qualsiasi successivo calcio possa risultare efficace. Forse, se l’avversario viene colpito con un calcio laterale o arretra in linea retta potrebbe esserci l’opportunità di calciare di seguito, ma le Leggi della Fisica rendono questa situazione molto improbabile. Se il nemico ha paura dello scontro indietreggerà velocemente ed il tuo secondo calcio fallirà sicuramente poichè anche il primo avrà fallito il suo bersaglio, continuando in un ritmo sbagliato proprio come succede nel ballo e nella musica.

Solo quelli che esitano vengono colpiti. Uno deve avanzare o retrocedere in base alla situazione, altrimenti la possibilità di guadagnare il controllo scomparirà in un battito di ciglia.

I punti di cui sopra non ti insegneranno come vincere, ma ti consentiranno di ridurre per quanto possibile i tuoi errori. Nella sostanza, vincere dipenderà da quanto duro e costantemente ti sei allenato o no, dalla volontà di vincere, dalla perseveranza, da quanta forza fisica riesci a generare, dalla tua fiducia in te stesso, e così via.

Il raggiungimento dello stato supremo di “cuore calmo e respiro leggero”, cioè dell’abilità di combattere senza paura e con il totale controllo del corpo e della mente, si può ottenere solo a partire dalla base di tutte le condizioni descritte.

Strategia di miglioramento individuale

STRATEGIA DI MIGLIORAMENTO INDIVIDUALE

di Philipp Bayer (traduzione di Stefano Lena)


Non dovrebbe servire più di un pomeriggio a capire la genialità del Ving Tsun.

Da quel momento, tutto dovrebbe essere chiaro.

Si tratta allora di decidere come ognuno può raggiungere quegli obiettivi nel modo più efficiente.

Anche questo fa parte del sistema.

Sfortunatamente, il Ving Tsun è così troppo perfetto, che perfino in una intera vita nessuno può riuscire a dominarne più del 70%, e con grande sforzo! …è il fattore umano, come sempre.”

Il Ving Tsun è sicuramente da vedere nella sua interezza come una strategia di miglioramento individuale, ma anche un sistema per correggere gli errori.

Molto più moderno dei sistemi di gestione della qualità dei giorni nostri, corregge il comportamento individuale durante uno scontro.

Questo è il motivo per cui, in modo ottimizzato, tutti gli elementi vengono sviluppati contemporaneamente fin dall’inizio e si amalgamano insieme.

Come ripeto spesso, è un errore fatale quello di imparare alcune parti troppo tardi, poiché altri elementi devono essere sviluppati senza questi importanti elementi.

In questo modo, il risultato sarà totalmente differente e molto difficile da correggere, come dice il proverbio: “Ciò che Johnny non impara adesso, John non lo imparerà più“.

L’unico ostacolo è capire l’essenza del Ving Tsun: se non si apprende il Chi Sao nel modo giusto, direttamente da maestro ad allievo, dando una forza adeguata con velocità che per contrasto induce nello studente una reazione particolare …, il Ving Tsun rimane un mistero … come spesso si legge, si vede e si sperimenta.

Il Ving Tsun non può essere classificato in modo tale da poter dire: adesso impara questo o quest’altro, oppure: una volta che hai imparato questo, possiamo cominciare con lo sparring.

Le forme servono a correggere gli errori, che sicuramente si presentano nei momenti in cui si è sottoposti a stress: tenere i gomiti nella giusta posizione, allenare il cavallo, e abituare alcuni comportamenti che devono necessariamente essere impiegati quando si ha uno scontro.

Per questo, è molto importante imparare tutto in modo totalmente integrato.

Non ha senso imparare solo certe parti, ad esempio la forma dell’uomo di legno, dopo 15 anni, perchè a quel punto lo sviluppo personale ha già raggiunto la fine.

Un certo comportamento è già stato acquisito.

Perfino partendo dall’inizio è difficoltoso incorporare nuovi elementi.

E’ sempre un problema cambiare movimenti che sono già stati allenati con una certa frequenza, anche se si tratta di cambiamenti relativamente piccoli.

Acquisendo invece l’intero “pacchetto” in modo unitario si sviluppa attitudine al combattimento, tempismo, senso della distanza, forza nei colpi, spontaneità e perseveranza, che sono l’essenza dell’abilità nel combattimento.

Il sistema viene poi testano nello sparring, dove i punti deboli diventano chiaramente evidenti; errori comuni sono ad esempio: il gomito che punta all’esterno, il Wu Sao che non è ancora in posizione corretta, la posizione delle gambe non è adeguata, la posizione delle anche è scorretta e compromette la mobilità, l’equilibrio e la capacità di sviluppare potenza.

Tutti questi aspetti vengono corretti dalle forme e dal Chi Sao.

Appena questi errori scompaiono, viene applicata maggior pressione, e come risultato compaiono nuovi errori che, di nuovo, devono essere eliminati.

Gli errori sono molto individuali – semplicemente ci sono persone che possono gestire poco stress, e messe in difficoltà si girano e abbandonano lo scontro, e come risultano hanno difficoltà a proteggersi.

Altri sono inclini a lasciare all’avversario abbastanza spazio per recuperare dopo che lo hanno affrontato con un potente contrattacco, dimostrando di non avere perseveranza.

Altri si complicano la situazione più del necessario o cominciano un attacco dalla distanza sbagliata, e sprecano inutilmente molte energie.

E’ quindi evidente che il Ving Tsun è estremamente personale, in ogni area, nei metodi, nell’allenamento e nel combattimento.

Ognuno ha il suo specifico potenziale, che richiede uno sviluppo adeguato.

Assegnare cinture e gradi non serve, ognuno conosce gli errori degli altri ed è incoraggiato ad utilizzarli a proprio vantaggio.

Chiunque commetta errori dovrebbe desiderare che i propri partner di allenamento si focalizzassero su questi errori, in modo che si contribuisca reciprocamente a migliorare la propria qualità.

Wong Shun Leung conosceva metodi superiori per aiutare qualcuno a progredire, magari ci sarà modo di parlarne in un’altra occasione.


Philipp Bayer

Wong Shun Leung

Wong Shun Leung

la leggenda oltre la leggenda

Wong Shun Leung, nacque nel 1935.

Considerato da molti come un combattente ed un istruttore di abilità e tecnica ineguagliabili, Sifu Wong era famoso per essersi guadagnato il titolo di “Gong Sau Wong” (Re del parlare con le mani) dopo essere sopravvissuto ad innumerevoli “beimo,” o “confronti di abilità” negli anni 50 e 60, uscendone ogni volta come campione invitto ed indiscusso.

“Beimo” è un nome gentile per indicare i combattimenti da strada, che avvengono sui tetti, sulle terrazze, nei vicoli bui, dietro porte chiuse, nei cortili e ovunque capitasse; non erano tornei di lotta all’occidentale, con regole, protezioni, limiti di tempo, bensì combattimenti totali tra i rappresentanti delle varie scuole di combattenti in Hong Kong, dove spesso si contavano feriti gravi e dove non c’era assolutamente spazio per le “magie marziali”.

Il “beimo” è una radicata tradizione nelle arti marziali cinesi e, storicamente, ha contribuito a distinguere i veri marzialisti dagli attaccabrighe di strada. Nella Hong Kong degli anni ’50 e ’60 quando si parlava di “beimo” il primo nome citato era quello di Wong Shun Leung, studente di Yip Man, istruttore di Bruce Lee, famoso come “Gong Sau Wong” perché, si diceva, lasciando “parlare” le sue mani era capace di vincere la maggioranza dei Beimo con solo tre pugni.

E’ documentato che Wong, durante i suoi quarant’anni e più di pratica Wing Chun, sostenne innumerevoli “beimo” con dozzine di cinesi praticanti altri sistemi di lotta, e la maggior parte dei testimoni dichiara che sifu Wong non perse mai alcuno di questi combattimenti.

Nonostante la sua “terribile” reputazione come combattente, Wong non era un uomo violento, anche se gli piaceva dimostrare la propria abilità e l’efficacia dell’arte di Yip Man. “Non ho imparato il Wing Chun per andare a combattere”.

Il Kung-fu dovrebbe essere usato come un modo per proteggersi in circostanze in cui si viene fisicamente minacciati” – disse in un’intervista rilasciata in Australia alcuni anni fa – “dopo aver imparato il Wing Chun da Yip Man, ho avuto spesso l’opportunità di metterlo alla prova.

Confrontandomi praticamente con altre discipline, ho potuto scoprire i limiti della mia tecnica e i modi per migliorarmi”. Fu durante questo periodo di sperimentazione che Wong Sheung Leung introdusse Bruce Lee all’esperienza del “beimo”.

Da queste esperienze e attraverso molte discussioni con il suo insegnante, il grandmaster Yip Man, sifu Wong sviluppò la sua abilità ad un incredibile livello e, nel far questo, portò il sistema Wing Chun all’attenzione della comunità di arti marziali di Hong Kong.

Gli si attribuisce persino il merito di aver modernizzato il metodo di insegnamento del sistema, al punto di essere riuscito a convincere lo stesso Yip Man a ripensare alcuni concetti e tecniche in modo critico e costruttivo. In poche parole, Wong Shun Leung contribuì a rivoluzionare l’insegnamento di quello che era già un’ottima forma di combattimento, portandolo a livelli ancora più alti di efficienza.